“Accoppiamoli” tutti!

(dicerie e idee strampalate sul sesso canino) – parte prima

1 – Siamo al parco e il mio labrador gioca con una cagnetta meticcia; taglia piccola, bianca e nera, musetto simpatico. Una palla di pelo che schizza in tutte le direzioni. Commento con la proprietaria che è proprio carina (la cagnetta) e lei mi fa: “Sì, è vero. Infatti l’anno prossimo la faccio accoppiare”.
- Ah! Ma con che cane, scusa?
- Con un beagle. La mamma era un beagle e infatti lei ci somiglia moltissimo (cioè, all’incirca la stessa taglia…e basta!)
- Ma perchè vuoi farla accoppiare?
- Così poi mi tengo un cagnolino. Dovrebbe farne circa sei o sette.
- Sì, appunto. E gli altri sai già a chi darli?
- No, ma il cugino del fratello del cognato della mia amica è un veterinario, così quattro o cinque li sopprime appena nati, prima ancora che la mamma li veda, così non soffre
- Ahhhh…ma scusa, se ne vuoi solo uno non è meglio prendere un cucciolotto già pronto, visto che in giro ce ne sono finché vuoi?
- Sì, be’…comunque deve passare ancora un anno, perché adesso la cagnina è ancora troppo giovane.
- Ecco, magari pensaci, nel frattempo. Soprattutto a farla sterilizzare prima del lieto evento.

(Qui non manca solo la cultura cinofila. Manca principalmente un po’ di buonsenso.
Io capisco che possano nascere cucciolate non previste, ma andare a programmarle con un anno di anticipo,  pensando già di  sopprimere  i cuccioli che “non servono”, è un pensiero mostruoso.
E per avere cosa poi? Un cane che ha una probabilità di assomigliare ad un beagle quanto io di salire sul trono d’Inghilterra).

2 -  Golden retriever di 16 mesi BIANCO (!), ungherese, acquistato nel negozio sotto casa, assolutamente atipico, senza pedigree, displasico (anca e gomiti), aggressivo con gli altri cani e assolutamente anarchico per colpa di un padrone ignorante e saccente che non ascolta NESSUN consiglio che non provenga…indovinate un po’? Dalla veterinaria del negozio che gliel’ha venduto!
Conclusione? Il tipo sta cercando una femmina di golden (ma a detta sua va bene qualsiasi cagna disponibile)…per “farlo sfogare”.

3 – Golden importato dagli USA, displasia 3° grado, obeso, con gravi problemi caratteriali: una signora con femmina lo ha visto fuori dal negozio del padrone: hanno deciso che i cani “si piacevano” e questa ha pagato un milione per la monta!

4 – Meticcissima di un anno adottata tramite ENPA, due gravidanze isteriche ed un’infezione all’utero curata ad antibiotici. I  due simpatici padroncini la vogliono fare accoppiare con un altro simpatico meticcio (che ancora non hanno scelto) per tenersi un cucciolo della loro cagnetta. Motivazione:  ”I cani si devono accoppiare almeno una volta nella vita sennò soffrono…”

5 – Dal forum di “Clinica Veterinaria on line”: cane corso maschio di 5 anni con convulsioni. Il tipo lo porta dal veterinario (sì, avete letto bene: dal VETERINARIO),  che sentenzia: “Beh…non è stato mai accoppiato e questo comporta convulsioni in età avanzata.”
(E una bella radiazione dall’ordine, per questo signore, ce la vogliamo mettere?)

6 – Quando dico che Uberto e Buffy sono sì maschio e femmina, ma Ubi è castrato per evitare cucciolate tra un rescue (di cui non so nulla tranne che è l’amore della mia vita) e una cagnina ben selezionata…mi sento rispondere “Uhuuuuuu, ma perché? POVERINOOOO…”

7 – Collega d’ufficio, al quale talvolta racconto le “gesta” dei miei due cani. Lui mi confessa di non amare particolarmente gli animali, se non quelli “da forno”, ma dice che gli piacerebbe che i suoi due figlioletti (4 e 7 anni) si occupassero di un gattino o di un cagnolino.
Qualche mese dopo, durante una pausa, mi comunica di avere “adottato” una cagnolina meticcia che da qualche giorno bazzica attorno alla sua villetta.
Bene! dico io, e gli chiedo quanto tempo ha.
Mi risponde che “un suo vicino intenditore” le attribuisce dai 7-8 mesi… una cucciolotta quindi.
Dice anche che la lascerà ancora per un po’ di tempo fuori casa perché, essendo in calore, vuole che rimanga incinta…….
??? PERCHE’ ?????….gli chiedo stupefatto.
Mi risponde che gli piacerebbe far vedere ai suoi figli i cuccioli appena nati, l’allattamento e… …comunque, essendo lui cresciuto in campagna, non ha problemi a “farli sparire” subito dopo la lezione di zoologia (mentre con una mano disegna nell’aria una croce).
Non credo che sia necessario raccontarvi cosa gli ho detto….
Fortunatamente la cagnolina non ha partorito, successivamente è stata sterilizzata ed ora vive con loro, spero degnamente.

Che dire, di fronte a questa lunga serie di veri e propri…”racconti horror”?
A parte l’ultimo, che penso faccia scattare in qualsiasi lettore cinofilo una reazione quasi…omicida, le altre purtroppo sono storie che sembreranno “normalissime” a molte persone.
Ma sì, che c’è di male?
Perché non “far divertire” un po’ i nostri quattrozampe?
Perché non “rendere felice” la nostra cagnetta dandole la “gioia” di avere i cuccioli?
Perché non far “sfogare” il nostro maschietto?
E perché ho messo tutte queste frasi tra virgolette?
Nel caso qualcuno se lo sia chiesto, rispondo subito che stanno tra virgolette perché si riferiscono ad emozioni, sensazioni e problemi umani, e non canini.
Anche la riflessione che segue è tratta da IDAC: le riporto perché esprime perfettamente il vero motivo che sta dietro a moltissimi accoppiamenti decisi dai privati:

La maggior parte dei proprietari vive la sessualità dell’ animale come se fosse la propria.
Quindi pensano che l’accoppiamento “faccia bene all’umore”, che i cani maschi debbano necessariamente avere ogni tanto un bel rapporto completo, che le cagnoline in calore soffrano talmente che è contro natura non farle coprire e che la maternità sia un’esperienza irrinunciabile. Di solito sono molto più contrari alla castrazione che non alla sterilizzazione: ma generalmente chi fa operare il cane lo fa solo in seguito a problemi immensi che non hanno lasciato alternative (per esempio l’impossibilità di gestire il periodo del calore).

Ti presento il cane ha già parlato (seriamente) sia di accoppiamento (in due articoli separati, per maschiettifemminucce) che di sterilizzazione: vi rimando a quegli articoli se volete conoscere le risposte alle domande più comuni che ci si pongono su questi temi.
Se torno ancora sull’argomento è per esaminare invece le componenti “umane” che si nascondono dietro alla smania di accoppiare a tutti i costi.
Perché i cani – credetemi – NON hanno alcun bisogno di sesso.
Né maschi né femmine, presi singolarmente, hanno una reale necessità biologica, fisiologica o psicologica di accoppiarsi e procreare.
Gli unici a sentire questa necessità, nove volte su dieci, sono i padroni: che talora sanno di sostenere un’assurdità scientifica quando si attaccano ai luoghi comuni del desiderio di maternità o di generiche “voglie insoddisfatte”.
Eppure ci restano disperatamente attaccati…perché non riescono a credere che non sia tutto vero!
Ed è inutile portare a sostegno della propria tesi le verità scientifiche più eclatanti, prima fra tutte quella che arriva dall’osservazione della vita dei lupi (dove solo il maschio e la femmina “alfa” si accoppiano, e tutti gli altri stanno a guardare senza farsi alcuna turba psichica).
Credo che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia visto un documentario sui lupi e quindi sappia che questa è la verità: il fatto è che molti non riescono ad accettarla.
E non riescono ad accettarla perché non riescono a pensare in modo non-umano: in altre parole, sono schiavi dell’antropomorfizzazione.

Proverò quindi a rivolgermi solo alla mente pensante e raziocinante di coloro che si lasciano portare troppo a spasso dal cuore e dalle emozioni, ricordando loro che il cane non è un bambino: quindi non ci si devono aspettare da lui i normale processi mentali di un ragazzino che cresce (ovvero pensare prima solo a mangiare e a dormire, poi ai giochi e ai rapporti umani interni alla famiglia, poi ai rapporti extrafamiliari e quindi al sesso).
Certamente anche il cane “pensa” al sesso, se con questo intendiamo dire che una volta raggiunta la maturità sessuale si mette in cerca di un partner: ma non c’è nulla di paragonabile alla visione umana della cosa.
Per un ragazzo, nel discorso “sesso”, sono coinvolti emozioni, sentimenti, timori: quelli che prova per la ragazza che gli piace, ma anche quelli che interessano, per esempio, la sfera delle amicizie.
E’ frustrante non avere ancora avuto un rapporto sessuale quando i coetanei già se ne vantano; è preoccupante pensare di avere qualcosa in meno degli altri; è immensamente seccante che magari qualcuno ti prenda anche in giro se resti vergine troppo a lungo…il tutto mentre è in atto una clamorosa tempesta ormonale molto simile (questa sì!) a quella che investe il cane maschio quando sente l’odore di una cagna in calore.
Ma per il cane c’è solo questo: mentre per il ragazzo questo, in realtà, è solo l’ultimo di una serie di problemi che vanno dal “sarò capace?” al “non sarò troppo brutto, troppo imbranato, troppo stupido, troppo…” (e andate pure avanti ad libitum, visto che non c’è limite alle paranoie che un adolescente può inventarsi prima di arrivare al primo rapporto completo).

Tutto questo i padroni maschi di cane maschio l’hanno quasi immancabilmente vissuto: ed è stato un momento molto intenso della loro vita, che forse li ha segnati più profondamente di quanto non credano.
Ed è per questo – più spesso di quanto non siano disposti ad ammettere – che rivedono nel cane la propria frustrazione quando lui, per esempio, monta la gamba della proprietaria (in realtà è quasi sempre un gesto di dominanza, o un semplice gioco infantile) o ulula “disperato” in una notte di luna piena (il che significa solo che il cane vuole sapere quanti e quali suoi simili ci siano nei dintorni: l’ululato è una manifestazione sociale, non sessuale).

E’ soprattutto per questo che i padroni si mettono alla ricerca di fidanzate a quattro zampe con annunci su giornali, riviste, internet… e, fateci caso, usano spessissimo gli avverbi “urgentemente” e “disperatamente“.
Se i padroni di femmine di solito cercano “urgentemente” solo quando la cagna è in calore (alla faccia dell’accoppiamento programmato e responsabile), i padroni dei maschi possono cercare a loro volta “urgentemente” (il cane ha montato la gamba di cui sopra) o “disperatamente” (hanno già chiesto a tutto il vicinato e gli hanno risposto tutti picche).
I padroni di pastori tedeschi e labrador cercano e basta (magari urgentemente): tanto sanno che da qualche parte c’è sicuramente la padrona di una cagnetta che sogna di diventare mamma (sì, proprio la padrona: non la cagnetta!).
I proprietari di chinese crested dog o di clumber spaniel cercano invece con somma disperazione, perché hanno voluto a tutti i costi la razza rara che fa tanto figo, ma ora temono di non riuscire a trovare cinesine o clumberine disponibili.
La disperazione, poi, è inversamente proporzionale alla diffusione della razza.
Con tutta questa frustrazione umana in giro, non ci sarebbe da meravigliarsi se inventassero la bambola gonfiabile per can… ops. Pardon..
L’hanno GIA’ inventata.

Ma i cani, cosa ne pensano di tutto questa “disperazione” dei loro umani ?
Ovviamente, i cani se ne infischiano alla grande!
I cani si fanno la loro vita senza pensare neanche per un secondo né al sesso, né al desiderio di maternità.
Qualcosa scatta in loro solo nel momento in cui le femmine vanno in calore, o i maschi sentono l’odore di una femmina in calore: ma non scatta nulla di simile a quello che pensa la maggior parte della gente.
Il maschio, infatti, NON pensa: “Chissà se è una barboncina o una yorkie? Chissà se le piaccio? Chissà se riuscirò a portarmela a letto?”
E la femmina NON pensa: “Oh, che bello, sono in estro, speriamo che arrivi un bel fustacchione di cui potermi innamorare perdutamente per poi mettere su famiglia e avere tanti bei bambini”.
Niente di tutto questo, sorry.
Maschi e femmine, nel periodo dell’estro femminile  (che – ricordiamolo di passaggio – è solo femminile: non esistono i “maschi in calore”di cui si sente continuamente parlare) sono guidati dall’istinto verso gli esemplari dell’altro sesso, ma senza alcuna implicazione romantica e soprattutto senza alcun “pensiero” o ragionamento correlato.
Il cane cerca il sesso così come cerca l’acqua quando ha sete o il cibo quando ha fame: c’è un impulso da soddisfare, punto e basta.
Per i maschi questo impulso può diventare stressante – è vero – se non hanno modo di soddisfarlo: ma questo accade solo se alle loro narici arriva “profumo di donna”, perché altrimenti non ci pensano proprio.
La fregatura, dal punto di vista umano, è che il suddetto profumo loro sono in grado di sentirlo a chilometri di distanza: quindi può effettivamente capitare di avere un cane costantemente arrapato, se nei dintorni vivono diverse femmine che vanno in calore una di seguito all’altra.
La doppia fregatura, però, è che l’eventuale accoppiamento non cambierà le cose di una virgola: se è continuamente esposto al profumo prodotto dai feromoni femminili, il cane maschio continuerà ad essere arrapato esattamente come prima.
Non è che una volta “sfogatosi” si dia una calmata: la calmata se la dà al massimo per i dieci minuti successivi all’accoppiamento.
Poi siamo daccapo: ho fame, devo mangiare.
Ho sete, devo bere.
Sento odore di cagna in calore, devo…be’, avete capito.
Ma “devo” anche se l’ho fatto dieci minuti prima.
“Devo” anche se la cagna in calore è quell’antipatica snob del vicino di casa che quando mi vede passare davanti al cancello mi abbaia con quella stupida vocetta stridula, tanto che mi verrebbe voglia di staccarle la coda con un morso.
“Devo” perché quell’altra antipatica di Madre Natura ha paura che la mia specie si estingua, e allora mi obbliga a cercare di riprodurmi anche quando preferirei di gran lunga sgranocchiare un osso o giocare con la mia pallina.

Nel cane che si è già accoppiato c’è un solo particolare diverso dal solito: lui, infatti, ha scoperto che l’atto è piuttosto gradevole.
Quindi, se prima provava qualcosa di questo genere: “Devo” perché me lo dice l’istinto, ma non so neppure bene cosa mi aspetta”… adesso che lo sa, pensa: “Devo” perché me lo dice l’istinto, ma “voglio” anche, perché è una robetta niente male”.
Risultato?
Far “sfogare” il cane comporta l’avere un cane DOPPIAMENTE ARRAPATO, e non certo soddisfatto. Un cane che, da quel momento in poi, non penserà quasi ad altro… in certi casi senza neppure bisogno di sentire odore di cagnolina in estro.
Il realtà il cane ha solo tre modi per raggiungere la pace dei sensi:
a) non venire mai a contatto con cagne in estro;
b) coprire cagne a ripetizione, come avviene agli stalloni più titolati in allevamento e come NON dovrebbe mai accadere a un cane che non sia stato testato per tutte le possibili malattie ereditarie  e/o che non sia perfettamente equilibrato e di ottimo carattere;
c) venire sterilizzato.
Ma se vi stanno brillando gli occhietti all’idea del “punto b”, ricordate anche che è altamente immorale e irresponsabile lasciare che un maschio vaghi libero di fecondare tutte le femmine che incontra.
Anzi, dovrebbe essere considerato un vero crimine, visto che è un modo sicuro per incrementare il randagismo e tutti i problemi ad esso correlati.

La versione femminile è ancor più triste: la cagna “deve” a sua volta accettare il maschio, ma la cosa non le piace affatto, tant’è vero che quasi sempre urla come un’ossessa quando viene penetrata, e spesso cerca addirittura di mordere il partner.
I due, infine, “devono” restare attaccati per almeno un quarto d’ora, perchè il maschio continua ad eiaculare lentamente e non lo fa in un’emissione unica: quindi devono restare lì in attesa che siano usciti proprio tutti gli spermatozoi, e questa è un’immane rottura a cui entrambi non vedrebbero l’ora di sottrarsi.
Ma la cagna NON pensa: “questa parte della storia è un po’ seccante…ma la subisco volentieri perché, oh meraviglia, tra due mesi avrò i cuccioli!”.
La cagna non ha la più pallida idea di cosa succederà tra due mesi, e l’unica cosa che vorrebbe è farla finita al più presto. Basti guardare la faccia che fa.

Il famoso istinto materno a cui si appellano regolarmente le padrone NON ESISTE nella cagna fino al momento in cui non nascono effettivamente i cuccioli.
Fino a un secondo prima di partorire la cagna non pensa (e non ha mai pensato) a se stessa come a una mamma.
In realtà pare che il cane, in generale, non sia affatto in grado di “pensare” a se stesso in termini speculativi.
Qui bisogna capire ed accettare il fatto che il cane non è un simil-umano peloso a quattro zampe: è proprio una specie diversa, con esigenze diverse, con reazioni diverse.
Paragonare la sessualità del cane alla nostra è assolutamente sbagliato e fuorviante.
Pensare che la cagna “sogni i cuccioli” equivale a credere che la mantide religiosa mangi il partner dopo l’accoppiamento perché è una vera megera.
Ma non funziona così!
Negli animali non c’è senso morale, non esistono il bene e il male, non ci sono “buoni” e “cattivi”.
Ci sono invece istinti che hanno una spiegazione precisa, identica per tutti: la spinta alla conservazione della specie.
La cagna cerca un partner perché la natura (e non lei) esige che nascano nuovi cani, per mantenere in vita la specie.
La mantide religiosa si mangia il marito perché la natura (e non lei) vuole che si garantisca le proteine necessarie alla produzione delle uova, il che garantisce la continuità della specie.
Alla natura, del singolo individuo, non importa nulla: l’individuo è sacrificabile, la specie no.

Pur di mantenere in vita le specie, la Natura ammette tranquillamente che i maschi si scannino tra loro (così vediamo chi è il più forte e chi può garantire alla specie il patrimonio genetico migliore) o che vengano uccisi dopo la copula (ciao ciao, hai dato, non servi più); che alcune femmine vengano prese con la forza; che i cuccioli vengano uccisi dai fratelli più forti (succede regolarmente tra le aquile e in molte altre famiglie di uccelli, ma anche tra le volpi, che sono dei canidi).
La natura è una Grande Madre, sì…ma tutt’altro che buona e dolce.
Scordiamoci Walt Disney.
E scordiamoci anche che il cane, nonostante i millenni di vita accanto all’uomo, sia “diventato” un uomo: lui è ancora figlio della natura, non nostro (e forse è molto meglio così).

Quindi, per favore, non lasciamoci fuorviare neppure da manifestazioni che “sembrano” umane o umanizzate…la più eclatante delle quali è la gravidanza isterica.
Molte padrone (soprattutto donne) di cagnine che vanno soggette a false gravidanze si convincono che la molla sia proprio il desiderio di maternità.
Così si commuovono quando la cagnetta si attacca morbosamente al giocattolo di turno; pensano che soffra le pene dell’inferno perché vuole “disperatamente” avere dei cuccioli…e al calore successivo si mettono “urgentemente” alla “disperata” ricerca di un marito.
Tutto questo è assolutamente inutile.
La gravidanza isterica non ha nulla a che vedere con il desiderio di maternità: è un fenomeno chimico e niente più…legato, tanto per cambiare, alla sopravvivenza della specie.
In natura una madre che ha appena partorito può facilmente morire: o per complicazioni legate al parto stesso o perché, debilitata dal parto, cade più facilmente vittima dei predatori.
Ma se lei morisse quando i piccoli stanno ancora allattando ci sarebbe un grosso spreco genetico, perché non sopravviverebbe neppure la cucciolata: e siccome ogni branco di lupi produce normalmente una sola cucciolata all’anno (ovvero, nascono solo i cuccioli che hanno speranza di trovare cibo sufficiente), ecco che tutta la specie correrebbe un grosso rischio.
Ed ecco perché un’altra lupa del branco, ogni volta che nasce una cucciolata, si fa venire una bella montata lattea: per poter fare da vice-madre in caso di emergenza.
Ma siccome il latte non arriva aprendo un rubinetto, bensì in seguito a precise modificazioni chimiche, gli ormoni che si “attivano” con la pseudogravidanza portano anche modificazioni del carattere, compreso l’istinto di pulire e proteggere i cuccioli.
Le cagne “vittime” di questo meccanismo atavico, dunque, sentono una misteriosa “esigenza di accudire”: e siccome in realtà non hanno nulla da accudire…se lo inventano, proiettando le loro attenzioni sul primo oggetto che trovano a portata di zampa e che abbia una vaga parvenza di cucciolo (solitamente un peluche o un giocattolino di gomma che squittisce).

In tutto questo, la cagna non ha la più pallida idea di quello che sta facendo: segue le indicazioni che le arrivano dai suoi recettori chimici, null’altro.
Se potesse parlare, e se qualcuno le chiedesse se desidera una cucciolata, risponderebbe esattamente così: “Cosa diavolo è una cucciolata?”.
Perché in realtà lei non lo sa!
Lo scoprirà solo quando (e se) nasceranno davvero i suoi cuccioli: dai quali, però, sarà felicissima di staccarsi una volta espletati i suoi compiti di madre.
E questo dovrebbe aprire gli occhi a tutte le proprietarie convinte che la loro cagnetta “sogni” di avere figli.
Se esistesse davvero nel cane un istinto materno paragonabile a quello umano, non sarebbe altamente illogico che le cagne scacciassero i propri cuccioli non appena finisce l’allattamento?
Perché tengo a ricordarvi che non è l’uomo brutale e cattivone a dividere con la forza i cuccioli dalla mamma, affidandoli ai nuovi padroni.
Se non avete mai avuto una cucciolata per casa magari potreste anche pensare che le cose vadano proprio così, e che la povera mamma si strugga vedendosi strappare i suoi piccoli uno ad uno.
Invece no!
La cagna è ben felice di togliersi i cuccioli di torno: non li sopporta più, a volte ringhia ferocemente se cercano di succhiare ancora alle sue mammelle (anche perché ormai hanno i denti, e fanno un male…cane!), altre volte li suona proprio come tamburi, se non ha un posto riservato in cui “salvarsi” dalle piccole pesti (che bisognerebbe sempre metterle a disposizione: l’ideale è un posto rialzato che lei possa raggiungere con un salto, e i cuccioli no).
Se è costretta a vivere ancora con loro dopo i 50-55 giorni, appena vede il padrone gli corre incontro davvero “disperatamente”.
E anche se non parla è molto evidente quello che vorrebbe dirgli: “PORTALI VIA DA QUI!”
E’ per questo che in allevamento, intorno ai 55 giorni, solitamente si staccano i cuccioli dalla mamma e si comincia a socializzarli con il padre (o con un altro maschio adulto) che dovrà provvedere alla loro educazione.
La mamma tornerà volentieri a giocare con loro solo dopo qualche giorno, quando il latte sarà regredito e non interesserà più ai piccoli “coccodrilli”: ma pur riconoscendoli come suoi, la cagna non mostrerà più alcun attaccamento verso i cuccioli.
Ci giocherà finché ne avrà voglia, ma non avrà alcuna remora a mollarli lì e andarsene quando sarà stanca. Loro…si arrangino.
Il suo compito è finito e il suo istinto materno è completamente svanito: riemergerà solo alla cucciolata successiva.

Concludendo: abbiamo visto che non esiste alcun reale motivo per accoppiare cani e far nascere cuccioli al di fuori di un preciso programma di allevamento. 
Abbiamo assodato che la cagna “non” ha alcun bisogno fisiologico di partorire e il maschio “non” ha alcun bisogno fisiologico di coprire femmine: quanto ai motivi psicologici…quelli stanno soltanto nella mente dei padroni.
Quindi, perché continuare a riempire il mondo di cuccioli, spesso indesiderati, che poi vanno a riempire i canili?

A questa domanda qualcuno risponderà senz’altro con un’altra domanda:
“E perché no? Dato per buono che i cani possono farne benissimo a meno…perché io, padrone di Lilli o di Fuffi, dovrei privarmi della gioia mia personale di far nascere una cucciolata?”
La domanda è sicuramente legittima, se è posta in questi termini: la risposta, però, richiede un altro articolo, che potrete trovare cliccando qui.